Lettera di un padre
Tuo figlio si droga!
“Così ha esordito molti anni fa una persona che aveva chiesto di parlarmi urgentemente, non tanto per aiutarlo, quanto perché, vivendo con lui, temeva per la propria incolumità. Da quel momento fui sconquassato da una furiosa tempesta di sentimenti: incredulità (mio figlio? ...è impossibile!), rabbia (perché proprio a noi, cosa abbiamo fatto noi genitori per avere un figlio drogato?), dolore (come ho fatto a non accorgermene, avrebbe potuto morire di overdose!), odio (chi ha ridotto così mio figlio?), impotenza (e ora cosa facciamo? A chi ci rivolgiamo?).
Tutto quello per cui hai vissuto fino a quel momento, la famiglia, il lavoro, le tue passioni, passa in secondo piano e per tutta la vita un solo pensiero: riuscirò ad aiutarlo?
Ogni notte ti addormenti con una stretta al cuore, con la quale ti dovrai abituare a vivere per sempre. Quando la disperazione del momento si attenua e qualche sprazzo di luce ti permette di ragionare cerchi di trovare una soluzione.
Come ho fatto a non accorgermi prima di quello che faceva?
Ho trascorso due giorni su Internet per sapere, per capire, per approfondire una materia che mai nella vita avrei voluto conoscere. Il primo pensiero è stato contro le Istituzioni: perché nelle scuole non si fanno corsi di prevenzione per gli alunni ma anche e soprattutto per i genitori? Perché non si combatte seriamente il mercato della droga? Perché dobbiamo accettare con rassegnazione che nel mondo si vende la droga e quello che è peggio si invoglino i giovani ad usarla per poi affrontare il problema dopo, solo quando si presenta, e se fosse per le Istituzioni, continuando a drogare il tossicodipendente con sostanze permesse, come il metadone, purché non crei fastidio alla società?
Rimasi colpito dal metodo Narconon® perché, in tempi non eccessivamente lunghi, prima ripulisce il corpo con saune e la somministrazione di vitamine e poi pensa alla mente con un programma di studio, esercizi di introspezione e interazione che hanno lo scopo di responsabilizzare l’individuo, di fargli comprendere il rispetto verso se stesso e verso gli altri, di prepararlo per affrontare la società e una vita regolare e soprattutto ad apprezzare tutto quello che lo circonda.
Ne discutemmo a lungo mia moglie ed io e non trovammo altra soluzione.
La scelta era fatta: Narconon Astore di Novilara Pesaro, e che Dio ci aiuti!
Il secondo problema da risolvere era convincere mio figlio ad entrare in comunità. Dopo una telefonata al Narconon Astore è venuto un ragazzo a prendere mio figlio. Il ragazzo si presentava bene, parlava con proprietà di linguaggio e dava molto affidamento. Avremmo dato qualsiasi cosa per liberare nostro figlio da quel grande problema.
Mio figlio partì con quel ragazzo, una sorta di angelo che in quel momento prendeva in mano la sua vita regalandoci la grande speranza che tutto quello che avevamo vissuto negli ultimi giorni si sarebbe potuto dissolvere e dimenticare per sempre.
Quella notte mia moglie ed io non dormimmo. Tante erano le domande a cui non potevamo dare risposta: come è questa comunità? Abbiamo fatto bene a mandarlo senza avere ulteriori informazioni? Lo tratteranno bene?
Ci resterà?
In un attimo eravamo in macchina alla volta di Pesaro e alla mattina presto entravamo al Narconon Astore.
Una grande villa su una collina che guarda una fitta campagna e più lontano il mare. Tutto molto curato. Non una cosa fuori posto. Dal giardino, al patio, all’interno tutto ordinato con amore dai ragazzi dello staff e dagli “ospiti”, sì ragazzi come mio figlio, tutti gentili, che salutano per primi, che si preoccupano di offrirti un po’ d’acqua, che stanno imparando a prendersi cura di se stessi e di ciò che li circonda.
Fu un’ottima impressione!
Parlammo con Bruna e Frank che gestiscono da sempre il Narconon Astore e cercammo di esporre tutte le nostre perplessità e le nostre paure e a tutto ci fu una risposta. Non vedemmo nostro figlio, stava già nella fase di astinenza, seguito 24 ore su 24 da un ragazzo dello staff e non poteva essere disturbato e quindi ce ne ritornammo a casa sicuramente più sollevati.
Dopo sei mesi mio figlio uscì, rafforzato, era pronto ad affrontare la vita, il peggio era passato. Solo allora compresi veramente che la droga va considerata come effetto: l’effetto di un malessere interiore che la persona si porta dietro chi sa da quale età. Senza la consapevolezza di quel malessere e senza la capacità di rimuoverlo non ci sono possibilità di uscirne definitivamente.
Fu un cammino lungo. Mia moglie ed io non lo abbiamo mai abbandonato e così pure gli operatori del Narconon Astore che lo hanno sempre seguito con determinazione sempre crescente.
E’ passato un po’ di tempo da allora. Oggi mio figlio fa parte dello staff del Narconon Astore. Ha compreso il senso della sua vita: aiutare gli altri e migliorare sè stesso.
E’ una vita difficile ma è felice, non lo era da molto tempo. Ci parla con entusiasmo del presente, il passato lo ricorda con distacco e si sta costruendo un futuro nitido e pulito.
E’ stata una battaglia lunga che mio figlio ha combattuto con grandi difficoltà, nella quale mia moglie ed io abbiamo impegnato ogni nostra forza per cercare di essere presenti, per quanto fosse utile. Ora bisogna ricostruire e anche questa non è una fase facile, ma il tempo ci ha restituito quella serenità che da tanto ci mancava.
Ho voluto scrivere questa mia esperienza perché ritengo possa risultare utile ad ogni genitore, sia per prevenire che per affrontare il sempre più attuale problema della droga.
Ringrazio gli amici Bruna e Frank e tutti i ragazzi del Narconon Astore per averci fatto vincere questa battaglia e ringrazio mio figlio che mi ha permesso di scoprire cosa conta veramente nella vita.”
A.B.
(il figlio di 36 anni da 4 anni è libero dalle droghe)
Per maggiori informazioni un operatore è a tua completa disposizione
Tel. 0732 74104 dalle 9 alle 23






